STORIA DEL PIANETA E DELLA VITA FOTOSINTETICA CHE ASSORBENDO CO2 PRODUCENDO OSSIGENO PRODOTTI ORGANICI E ACQUA IN QUANTITÀ OCEANICHE PER TRE MILIARDI DI ANNI HA CONSENTITO l’OSSIGENICA NATA NEI MARI UN MILIARDO DI ANNI PRIMA DI POTERNE USCIRE A CO2 ASSORBITA PORTANDOSI DIETRO DNA INADATTI ALL’AMBIENTE TERRESTRE PERCHÉ TARATI PER LA MAGGIOR PRESSIONE DI QUELLO MARINO A CIÒ DOVENDOSI L’ESTINZIONE PER GIGANTISMO DEI DINOSAURI CHE L’ASTEROIDE  NON  PUÒ  SPIEGARE

Dopo aver riassunto l’accaduto proviamo ora a capire la straordinaria trasformazione subita dal pianeta immensamente prima che il pensiero, incredibilmente nato nel nostro sistema visivo nel modo che ora vi è noto per avervelo io narrato,  ci consentisse di farlo ricostruendo la sua immensamente lunga storia risalente a ben 4,5 miliardi di anni fa necessari per poter spiegare il formarsi dei laghi, dei mari e degli oceani. 

Iniziamo col dire cose elementari ricavabili per logica dalla semplice osservazione che, credendo tutti alla creazione, nessuno ha mai detto ossia che i pianeti e i loro satelliti son fatti tutti di materia espulsa dalle stelle al culmine delle loro fasi eruttive ed entrata in orbita come è accaduto anche alla Terra che all’unisono con la Luna ora orbita attorno al Sole.      

Gli orbitanti noti e osservati sono già più di tremila ossia una numero statisticamente idoneo a ritener che il loro esser polverosi, aridi e sterili sassi senza vita sia una vera e propria costante cosmica. Se così è una domanda sorge spontanea: come si spiega un pianeta la cui superfice è per due terzi coperta da mari e oceani?     Per esser più chiari e partir col piede giusto più dell’acqua a stupirci dovrebbe essere l’immensa sua quantità che, se non creata, va ora spiegata facendo piena luce sulle cause naturali che l’hanno prodotta.        

Ed ecco allora l’idea di portata cosmica che fa eccezione alla regola valida per tutti gli orbitanti per la quale, data la loro origine ignea, l’H2O  può esistere solo come prodotto di trasformazione da attribuire alla fotosintesi clorofilliana che ha consentito a primordiali piante ora estinte diffusesi su tutto il pianeta di assorbire la CO2 di cui eran ghiotte espellendo ossigeno con disgusto, prodotti organici e acqua in tale abbondanza da allagare il pianeta per due terzi della sua superfice per il che sono occorsi almeno tre miliardi di anni durante i quali l’alluvione si è ridotta fino a cessare col mutar e l’estinguersi, a CO2 totalmente assorbita, di quelle piante assai diverse dalle attuali che producono lignite con poche ma chiare eccezioni fra cui i banani i cui fusti alveolari sono, come è facile vedere tagliandoli col macete, pieni d’acqua.

Dunque sapendola prodotta dalla fotosintesi clorofilliana e dalle piante non è più lei ma loro che dobbiamo d’ora in poi cercare nel Cosmo non potendo, in loro assenza, essercene nemmeno una goccia. E poiché la vita ossigenica è nata nei mari molto prima di poterne uscire a CO2 totalmente assorbita, laddove le piante non ci siano non può esserci nemmeno vita. Qui la rivoluzione rispetto al fin qui pensato, detto e scritto sta nel capire che l’origine ignea degli orbitanti tassativamente esclude che l’acqua possa esistere in natura per cui a rendere unico il nostro pianeta è stata la vita vegetale che, inspiegabilmente ma innegabilmente nata e diffusesi ovunque infestando l’intero pianeta agli inizi arido, mutando l’ambiente, l’aria e se stessa, l’ha prodotta.      

E che ciò sia vero non è difficile da provare essendoci un argomento incontrovertibile talmente semplice e chiaro che c’è da meravigliarsi che nessuno ci abbia pensato prima il che conferma quanto siamo soliti dire e ribadire e cioè che tutti credendo alla creazione nessuno ha mai cercato di ricostruire ciò che è accaduto.  Ed ecco la prova a tutti fin qui sfuggita! Come tutti sanno è sempre stato detto e scritto che, osservata da lontano, la Terra appare visibilmente schiacciata ai poli.

Qui a ingannarci non è solo l’apparenza ma piuttosto il non aver capito che così ci appare non per il supposto schiacciamento ma perché a causa di enormi quantità di materia vegetale accumulatasi per non meno di tre miliardi di anni, si è sempre più inspessita e allargata raggiungendo il massimo all’equatore al che dobbiamo i giacimenti, anche dove ora ci sono i mari e gli oceani, di carbone e di idrocarburi allo stato liquido o gassoso. Ciò prova in modo inoppugnabile che gli oceani van legati alle piante e alla fotosintesi clorofilliana che per tre miliardi di anni assorbendo CO2 han prodotto H2O. Ma c’è di più perché l’acqua prodotta in quantità oceaniche ora spiega l’orografia e cioè il formarsi delle catene montane  essendo più credibile attribuirlo agli sprofondamenti della superfice crostacea con equivalenti impennamenti laterali come le Ande ma anche dove la crosta è più sottile sotto la spinta delle masse magmatiche il che spiega massicci centrali come l’Everest e le Alpi con l’emerger di fondali contenenti resti di vita marina potendo ora farla risalire a eventi accaduti in era alluvionale il che prova che la vita è nata nei mari molto prima di poterne uscire a CO2 totalmente assorbita.  Ciò smentisce lo scontro fra placche tettoniche non vedendosi qual cinetica le spinga a scontrarsi e potendo spiegar così anche i vulcani e le aree sismiche.

Quel che ora emerge da aver capito che grazie alla fotosintesi clorofilliana le piante hanno assorbito tutta la CO2 producendo ossigeno, prodotti organici e acqua in quantità oceaniche ha dell’incredibile con riguardo alla storia della vita che non è stata una ma trina, ossia vegetale, ittica e animale avendo la prima consentito la terza e prima ancora la seconda nata nei mari più di un miliardo di anni prima che la CO2 fosse assorbita per cui, e qui sta la diversità rispetto al fin qui pensato, detto e scritto, nell’uscirne e nell’adattarsi al nuovo ambiente aerobico e terrestre si è portata con sé DNA marini che inevitabilmente e comprensibilmente hanno impiegato milioni di anni per potersi ricalibrare e adattarsi alla minor pressione del primo ambiente. Ne è nata una catastrofe per cui le specie in origine marine crescevano a vista d’occhio incapaci di arrestare il gigantismo costato l’estinzione ai grandi sauri e non soltanto a loro trattandosi di fenomeno endemico di matrice genetica in grado ora di spiegare, senza rischio di sbagliare, non solo l’estinzione ma anche la sua causa ossia il gigantismo di quei primi animali a 4 zampe che l’asteroide, pur se grande, non è in grado di spiegare.   Capite ora a qual ridicola e semplicistica spiegazione abbiamo tutti fin qui creduto per non aver capito che era il gigantismo e non l’estinzione l’enigma da spiegare?

Ciò c’insegni a diffidare di teorie troppo distanti dal poterle capire come il big ben.     I dinosauri, e non solo loro, si sono estinti perché il DNA ha impiegato milioni di anni per ricalibrarsi essendosi salvati per un pelo e per fortuna solo gli elefanti, gli ippopotami, i rinoceronti e pochi altri che del gigantismo di matrice genetica ora offrono chiara testimonianza mentre le balene, per salvarsi, si sono rituffate negli oceani dai quali eran da tempo uscite conservando la respirazione polmonare e magnifiche grandi mani con lunghe dita affusolate da fare invidia ai pianisti che le pinne natatorie ora nascondono.  Ci vorrà tempo per capire che anche la creazione e il racconto biblico sono privi di fondamento e che alla storia del pianeta e della vita così ricostruite non ci son alternative altrettanto valide per cui tutti i credenti e il Papa per primo dovranno alfine arrendersi e alzar bandiera bianca.

Quel che emerge è che nel divenir terrestre dopo esser stata per più di un miliardo di anni marina la vita aerobica per colpa del DNA ha rischiato di estinguersi il che rivela la sua centralità per cui è facile prevedere che in futuro tutto ruoterà attorno a lui come ora ruota attorno a Dio dovendosi, per uscir dal pantano cognitivo in cui siamo immersi, governar la specie a partir da lui per il che urge reincarnare in modo sistematico i DNA meglio riusciti concedendo alle linee germinali peggiori una vita soltanto.     Si è infatti e sol da poco capito che a partir dalla coscienza e dal mentale il nostro DNA muta e si evolve in modo immateriale, funzionale, attitudinale e qualitativo senza alterar la struttura molecolare il che ci rende acculturabili e migliorabili all’infinito ma molto diversi gli uni dagli altri dipendendo la nostra qualità da quella dei vissuti che abbiamo alle spalle.

Se capita legandola alle sue cause l’epigenetica è destinata a sfociar nell’eugenetica del reimpiego dipendendo il livello della specie da chi ci facciamo entrare già profilandosi la cultura dello scarto come temendola già la chiama Papa Francesco essendo impietosamente e altamente selettiva per cui, nell’interesse e per il bene di tutti, potrà entrarci solo chi può giovarle concedendo una sola vita a chi può nuocerle al che porrà rimedio l’eugenetica del reimpiego che eleverà in modo rapido ed efficace la qualità della specie ora conciata come peggio non si potrebbe per esserci irresponsabilmente ottuplicati rispetto al miliardo del 1804 tutti avendo procreando troppo e male dal che è nato un mentale ideologico e conflittuale che, ignorando l’accaduto e l’epigenetica, è talmente inconsistente e campato in aria che la politica è oggi il luogo del vorrei ma non posso destinato a tacere quando l’eugenetica muterà gl’Inferni per troppi e mal nati in veri e propri Eden per pochi e tutti ben dotati.  

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2 risposte a “STORIA DEL PIANETA E DELLA VITA”

  1. Avatar wp_2005413

    Argomento molto interessante! A quando il prossimo capitolo?

  2. Avatar Fabio
    Fabio

    Se l’acqua sulla Terra è stata prodotta interamente dalla fotosintesi clorofilliana, come si spiega la presenza di ghiaccio e acqua liquida su altri corpi celesti del sistema solare, come le lune di Giove e Saturno, dove non si osservano forme di vita vegetale?

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